I Millennials, l’automobile e la mobilità.

La tecnologia ed i servizi in materia di mobilità sono costantemente in evoluzione, ad una rapidità tale che nemmeno i più esperti del settore sono in grado di prevedere o di “controllare”.

Tuttavia, la domanda che sembra sfuggire ai più è: “Che idea hanno le nuove generazioni delle nuove forme di mobilità, in particolare della mobilità sostenibile?”.

Già, i Millennials… Eh, sì, perché c’è il fondato rischio che la rincorsa all’ultima tecnologia da parte dei principali attori del settore Automotive si traduca in un “parlarsi addosso”, senza tenere conto, cioè, delle reali esigenze dei fruitori delle nuove forme di mobilità.

Millennials alla guida” è il titolo della ricerca condotta da Bain & Company per conto di Quattroruote, che ha coinvolto 3.000 Millennials (cioè i nati tra il 1984 e il 1995, la generazione oggi tra i 35 e 24 anni) ripartiti in parti uguali in tre Paesi: Italia, Germania e Regno Unito, dove rappresentano rispettivamente il 16%, il 18% e il 20% della popolazione totale.

Il primo dato interessante che emerge dall’indagine è che in Italia il numero di nuove patenti sia crollato nel corso degli anni. Il perché è presto detto: per i giovani l’automobile non è più una priorità. Infatti, l’acquisto di quello che per le “vecchie” generazioni ha rappresentato uno status symbol viene sempre più posticipato. Sotto i 35 anni emerge che l’acquisto dell’auto sia al 5° posto nell’utilizzo dei propri risparmi (dopo a ‘mantenerli nel conto corrente’, alle spese quotidiane, comprare casa e fare una vacanza).

Senza ombra di dubbio i giovani dispongono di meno risorse economiche rispetto ai giovani di 20 anni fa. La minore disponibilità –afferma Gianluca Di Loreto di Bain & Company- “incide molto, soprattutto in Italia, perché i giovani di oggi vivono la loro età in un contesto in cui il PIL è sostanzialmente fermo o decrescente”. A ciò si  aggiunge il fatto che i giovani d’oggi abbiano sempre minor voglia di impegnarsi sulle scelte durevoli (come casa, matrimonio e, appunto, auto) che presuppongono spese da cui difficilmente ‘si torna indietro’. Tutto questo porta l’auto a scendere nella classifica delle priorità.

Nonostante ciò, si evidenzia che i giovani giudichino l’automobile “essenziale”. Interessante a questo riguardo è la spiegazione che fornisce sempre Gianluca Di Loreto:

“Essenziale può essere inteso in due modi: nel senso di ‘non posso farne a meno perché mi piace’, oppure ‘non posso farne a meno perché non ho alternative’. E’ sempre un insieme di fattori a determinare le scelte. La soluzione, sebbene una sola non esista, è quella che stanno sperimentando alcune città come Amburgo, ossia un rapporto ‘simbiotico’ dell’auto con tutto ciò che sta attorno e fa mobilità. Se si può arrivare in città col treno, poi utilizzare un altro mezzo per l’ultimo miglio, e se con lo stesso biglietto si possono utilizzare vari mezzi di trasporto, allora l’automobile torna a essere un asset chiave, e non un vincolo, perché non devo più preoccuparmi di dove parcheggiarla: la uso e poi la lascio, e altri la prenderanno…”.

Infine, sulle scelte dei Millennials incide pesantemente il luogo in cui vivono. Questo, in realtà, è il vero discrimine nel rapporto tra i giovani e l’automobile. Conclude, infatti, Gianluca Di Loreto:

“La ricerca ha dimostrato che ciò che conta realmente è il tipo di ‘esperienza’ che fa il giovane con la macchina, e l’esperienza cambia drasticamente tra chi vive in provincia/campagna, chi in città e chi risiede invece nelle metropoli. Chi vive fuori dai grandi centri urbani, conferma la ricerca, ha un rapporto ‘empatico’ con l’automobile che dà un senso di libertà, autonomia e indipendenza. Avere invece un’auto nelle grandi città porta a una serie di vincoli e costi non sostenibili dai giovani di oggi (parcheggio, affitto box, tempo perso nel traffico) e che portano a un rapporto più conflittuale con il mezzo.”

Insomma, i giovani non possono fare a meno dell’automobile verso la quale, tuttavia, il loro approccio è cambiato: non è solo un prodotto, ma un insieme di servizi che le aziende del settore Automotive (e non solo) dovranno sviluppare per non perdere il treno della competitività.


Fonte principale: FareImpresa – Periodico economico di Confartigianato Vicenza

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