Decarbonizzazione e la transizione ecologica

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Le nuove frontiere del trasporto nel Rapporto STEMI del Ministero Transizione Ecologica

Cos’è il Rapporto STEMI

Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) ha presentato il mese scorso il primo rapporto sulla decarbonizzazione dei trasporti; esso è stato stilato da STEMI, Struttura per la Transizione Ecologica della Mobilità e delle Infrastrutture istituita alla fine del 2021 per elaborare indicazioni di policy per la transizione ecologica in ambito mobilità e infrastrutture.

STEMI ha pubblicato un dossier in cui si individuano gli scenari e le azioni da intraprendere per decarbonizzare i trasporti; purtroppo, questo settore, in Italia, è responsabile del 25,2% delle emissioni di gas serra e del 30,7% delle emissioni di CO2 a cui si aggiungono le emissioni nel settore dell’aviazione e nel trasporto marittimo internazionali.

Il Rapporto si articola in varie sezioni dedicate alle diverse modalità di trasporto, analizza le tecnologie disponibili e le infrastrutture necessarie alla decarbonizzazione considerando efficienza, costi, potenzialità di riduzione delle emissioni e scalabilità industriale in Italia.

Come decarbonizzare il trasporto pesante

In questo settore ci sono tre possibili alternative per sostituire i mezzi ad alimentazione tradizionale: i veicoli a batteria, i veicoli elettrici alimentati attraverso una linea aerea installata sulle autostrade e i veicoli a idrogeno verde. Ad esempio, dal Rapporto risulta che un camion elettrico possa portare ad un risparmio fino al 70% delle emissioni calcolate sul suo ciclo di vita.

L’impatto ambientale dei camion elettrici

Ci si potrebbe chiedere: come mai un tir elettrico non offra un risparmio di 100% delle emissioni considerando che il motore non emette né CO2 né altri inquinanti? La risposta è che l’impatto ambientale di un veicolo deve prendere in considerazione l’intero ciclo di vita, partendo dall’estrazione delle materie prime, la produzione del veicolo, la vita utile del camion, la produzione dell’energia elettrica necessaria per il suo utilizzo, fino alle operazioni di recupero e riciclo a fine vita. Per tutti questi motivi, l’impatto ambientale di un veicolo elettrico, anche se minore rispetto a un veicolo con motore a combustione interna, è comunque da non sottovalutare. Oggi, un camion che opera nell’Unione Europea offre una riduzione di emissioni di carbonio nel ciclo di vita del 38%. Se i paesi passano all’elettricità verde, questa percentuale potrebbe arrivare a una riduzione delle emissioni di carbonio dell’86%.

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Il settore ferroviario e navale

Nel settore ferroviario occorre considerare anche le emissioni prodotte nella fase di realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria; infatti, serve una valutazione totale dei risparmi di CO2 anche in relazione ai passeggeri che ne fanno uso. Laddove l’elettrificazione non risulti possibile, il Rapporto considera la sostituzione degli attuali treni con mezzi a batteria, ibridi o in alcuni contesti a idrogeno verde.

Nel settore navale, per le distanze brevi l’elettrificazione è già stata sperimentata a livello internazionale con le navi traghetto a batteria. Nel caso di distanze più lunghe si ipotizza il metanolo e gli idrocarburi sintetici, i biocombustibili, l’idrogeno e l’ammoniaca: essi sono combustibili alternativi ancora in fase sperimentale, pertanto, è fondamentale investire in ricerca e sviluppo per accelerarne l’adozione. Inoltre, l’elettrificazione delle banchine nei porti è molto rilevante per ridurre le emissioni inquinanti, infatti, circa l’11% delle emissioni globali di gas serra del comparto marittimo è prodotto da navi ancorate o ormeggiate.

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Articolo di Anna Zabeo